Rivi Rovare e Noce, si riapre la partita dei cantieri: Genova prova a sbloccare 31 milioni fermi da anni

Il Comune accelera sulla messa in sicurezza idraulica di San Fruttuoso e della Val Bisagno. L’assessore Massimo Ferrante fissa il traguardo: gara per il rio Rovare entro la fine del 2026, mentre per il rio Noce i tempi si annunciano più lunghi per la complessità tecnica e autorizzativa

Dopo anni di fondi stanziati ma rimasti di fatto immobili, il Comune di Genova prova a imprimere una svolta su due interventi considerati cruciali per la sicurezza idrogeologica della città. Al centro ci sono i lavori di messa in sicurezza dei rivi Rovare e Noce, opere attese da tempo soprattutto nell’area di San Fruttuoso e della Val Bisagno, dove il tema degli allagamenti continua a pesare come una ferita aperta. A rilanciare il percorso è l’assessore ai lavori pubblici, opere strategiche e protezione civile Massimo Ferrante, che indica un obiettivo preciso: arrivare alla gara per il rio Rovare entro il 31 dicembre 2026.

Il passaggio che consente di rimettere in moto la macchina amministrativa, spiega l’assessore, arriva dopo il decreto di avvalimento trasmesso nei giorni scorsi dal commissario di Governo. È un atto che, di fatto, consente al Comune di tornare a spingere su un intervento rimasto fermo al 2022, nonostante le risorse fossero già state previste. Sul tavolo ci sono 31 milioni di euro, fondi giudicati decisivi per ridurre il rischio idraulico in una parte delicatissima del territorio cittadino. La linea politica rivendicata da Ferrante è chiara: il Comune avrebbe avuto un ruolo propulsivo nel rimettere in circolo finanziamenti bloccati da anni, attraverso un lavoro portato avanti insieme agli uffici tecnici comunali e regionali.

Il punto, però, non è soltanto lo sblocco delle somme. La vera sfida adesso è comprimere il più possibile tempi e procedure, in un percorso che resta complesso e che richiede ancora numerosi passaggi tecnici e amministrativi. Per il rio Rovare l’intenzione del Comune è accelerare subito sull’aggiornamento progettuale e sulle autorizzazioni necessarie, adeguando gli elaborati al nuovo Codice degli appalti e affrontando tutti gli snodi indispensabili prima della gara. In mezzo ci sono la valutazione di impatto ambientale da parte della Regione Liguria, la conferenza dei servizi, l’approvazione del nuovo progetto esecutivo, la procedura espropriativa, l’aggiornamento del quadro economico, la verifica e la validazione finale del progetto. In altre parole, un iter pesante, ma che ora l’amministrazione vuole affrontare con un cambio di passo netto.
Nelle parole di Massimo Ferrante c’è anche una lettura politica precisa della vicenda. L’assessore insiste infatti sul fatto che queste opere siano rimaste congelate troppo a lungo, nonostante il loro valore strategico fosse noto da tempo. E richiama in modo esplicito le conseguenze concrete di quei ritardi, collegandole agli allagamenti che continuano a colpire periodicamente la zona con danni pesanti per residenti e attività economiche. Il riferimento più diretto è all’evento del primo settembre 2025, che secondo l’assessore avrebbe potuto avere un impatto diverso se i lavori previsti fossero già partiti quando il progetto esecutivo era stato approvato dalla Regione nel 2022.
Se sul rio Rovare il Comune prova a fissare già una scadenza politica e amministrativa, sul rio Noce il quadro appare più accidentato. Lo stesso Ferrante ammette che la gara d’appalto per questo secondo intervento arriverà con ogni probabilità dopo quella del Rovare, perché le difficoltà da risolvere sono ancora maggiori. Qui il nodo non riguarda soltanto l’aggiornamento del progetto, ma anche la necessità di acquisire numerose aree attraverso espropri o servitù e di affrontare interferenze importanti con i sottoservizi presenti nel sottosuolo. È il segno di un’opera che, pur ritenuta essenziale, richiederà un lavoro preparatorio ancora più lungo e delicato.
Il messaggio politico che il Comune prova a lanciare è che la lotta al dissesto idrogeologico sia tornata al centro dell’agenda amministrativa. Non come dichiarazione di principio, ma come terreno su cui misurare la capacità di trasformare vecchi progetti e vecchi stanziamenti in cantieri veri. In questo senso la partita dei rivi Rovare e Noce vale più del solo intervento tecnico: riguarda il rapporto tra sicurezza del territorio, manutenzione strutturale e credibilità delle istituzioni nel dare seguito a opere annunciate da anni.
Nel ragionamento dell’assessore Massimo Ferrante c’è anche un elemento personale e territoriale. Ricorda infatti di aver seguito questi dossier già quando era presidente di Municipio, a conferma di quanto la questione sia radicata nella storia recente di quella parte di città. Ed è proprio questa continuità a rafforzare il peso dell’impegno assunto oggi: non una pratica riemersa all’improvviso, ma una vicenda che torna adesso al centro con la promessa di non lasciarla più impantanata tra i passaggi burocratici.
Resta naturalmente tutta la distanza tra l’annuncio dell’accelerazione e l’apertura effettiva dei cantieri. Ma dopo quattro anni di fondi sostanzialmente congelati, il fatto che il Comune indichi una tabella di marcia e rivendichi lo sblocco delle risorse segna un passaggio politico non secondario. La scommessa, adesso, è che quella massa di procedure, autorizzazioni e verifiche non si trasformi ancora una volta in un imbuto capace di rallentare tutto. Perché su Rovare e Noce non si gioca soltanto una questione di opere pubbliche: si gioca la possibilità di ridurre davvero un rischio che, a ogni pioggia forte, torna a ricordare quanto sia fragile una parte importante di Genova.
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